Igino giordani

Inserita a Maggio 8, 2019

Igino Giordani (24.9.1894 – 18.4.1980) si racconta così, all’inizio di un’avventura che visse con intensità di pensiero e ardore d’ideali (sarà chiamato “Foco”).

“Entrato nel nuovo secolo e nelle elementari, precisamente nel 1901, mio padre mi assunse al lavoro, come garzone muratore, nei giorni liberi e nelle vacanze estive… Il mestiere mi piaceva, e ardevo di diventare autonomo. Ci vedevo un lato etico e uno eroico…”

Grazie all’intervento di un benefattore aveva potuto studiare. Laureato in lettere esercitò diverse attività professionali: fuori dall’insegnamento per le restrizioni politiche, andò in USA per studi da bibliotecario, e come tale si impiegò alla Vaticana. Per sostenere la famiglia – ebbe quattro figli -, ma anche in forza di una incomprimibile vocazione alla penna, fu scrittore e giornalista fecondissimo: migliaia di articoli, qualche centinaio di opuscoli e saggi, oltre cento volumi. Scrisse di patristica, apologetica, ascetica, agiografia, ecclesiologia, politica ed anche narrativa. Le opere che seguono sono ispirate proprio alla sua bella e agile penna narrativa.

 

“Storia di Light è davanti a me per contemplarla
ma… è anche dietro di me : mi ha dato alla luce e
mi lievita nel quotidiano per trasformarmi in pane
buono!”

“E’ delicatissima la Sua effusione sulla purezza della
candida neve, è un ricamo fra i Suoi cristalli, una
calda coperta di lana a proteggerne i semi che, dalla
casetta di piazza Cappuccini, affascina per la sua
dolce e forte Bellezza. E noi, innamorati persi, non
possiamo che seguirne le orme…”

Ettore Goffi

 

Igino Giordani ebbe un suo personalissimo timbro nel battersi per grandi traguardi umani: libertà, giustizia sociale, pace. Testimoniò con la vita e proclamò con la penna realtà ecclesiali con cui precorreva alcuni contenuti del Concilio Vaticano II. Come politico visse una prima esperienza negli anni ’20 con don Sturzo, del quale si guadagnò la stima, ricevendo incarichi nel settore della stampa; riprese poi con De Gasperi e dal 1946 al 1953 fu prima tra i costituenti e poi “deputato di pace” (così amò definirsi). Nel settembre del 1948 incontrava Chiara Lubich. Colpito dalla forte spiritualità del Movimento dei Focolari, vi aderì subito, collaborando a metterne in luce alcuni aspetti sia interiori che di socialità, tanto da essere considerato un confondatore.

Ecco come Biancarosa Chiarandini…

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…interpreta magistralmente la descrizione della personalità di Duccia Calderari uscita dalla penna di Igino Giordani:

https://ducciacalderari.wordpress.com/2016/12/30/la-meteora/

 

http://www.iginogiordani.info/

http://www.diocesidicremona.it/…/don-primo-e-igino-giordani-testimoni-di-pace-che-chiam…

 

 

 

Fame ZERO show 2019

Inserita a Aprile 30, 2019

Fame ZERO show 2019

Le spighe si muovono danzando al soffio leggero della brezza, sono i meravigliosi capelli della Madre Terra.

Il tepore del sole La feconda e, delicato, l’abbraccia per trasformare in Amore ogni essenza…

I fiordalisi, ondine che irrigano il nostro campo come ridenti ruscelli, giocano a nascondino con la Bellezza che, dal centro, nutre il pianeta d’energia pura capace di Vita buona, vera, bella.

Mantova, fame ZERO show 2019

Frumento e Fiordalisi per tutti, acrilico su tela, cm 70x50 Riccardo, Fiorenza, Gaia, Ettore per FAME 0 SHOW 2019 (MN) jpeg

Frumento e Fiordalisi per tutti, acrilico su tela, cm 70×50 Riccardo, Fiorenza, Gaia, Ettore per FAME 0 SHOW 2019 (MN) jpeg

Originale e interessante L’ESPERIENZA (nel senso etimologico più profondo del termine) degli AUTORI, sconosciuti fra loro,  PER LA REALIZZAZIONE – a otto mani, quattro cuori, quattro menti e… tanta fantasia, rischio ed impegno – dell’OPERA suddetta, dal vivo, dipingendo in diretta, mentre lo show era in corso:

Il sole di Ettore trova le spighe di Fiorenza (12 anni), le ondine – sotto i fiordalisi – di Riccardo (7 anni), i fiordalisi di Gaia (10 anni). I fiordalisi chiedono alle spighe: “Ma lui, il sole, è tuo papà”?

Un’amica carissima, Michela, ha percepito un’atmosfera francescana nell’immagine dipinta. Una conferma del “Cantico delle creature” in cui nessuna può morir di fame?

La sapienza orientale ci incoraggia ad attingere alle sorgenti profonde della bellezza, decisiva per soddisfare la fame e la sete di giustizia insita nell’uomo, il suo bisogno di senso. Essa ci esorta a riservare addirittura due pani per i poveri: uno per sfamarli e uno per venderlo e acquistare un fiore perché anch’essi hanno diritto alla bellezza. E’ l’invito alla sobrietà reciproca, una pratica bella che, condivisa, salva tutti noi insieme alla Madre Terra. Non si vive, infatti, di solo pane…

https://it1.wfp.org/fame-zero

http://www.fao.org/3/i9420it/I9420IT.pdf

http://www.fao.org/building-the-zerohunger-generation/it/

 

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Unione Europea lacrimosa e splendida

Inserita a Aprile 29, 2019

“Cara e bellissima Europa, vera unità di popoli buoni -uniti e distinti nella calda luce delle tue stelle e lacrime – accogli e illumina, fra le tue meraviglie, lo sguardo buio d’ogni volto, dell’unico Volto ancora nascosto!”

Ettore Goffi (GERI) ore 23,10 4 aprile 2019

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https://www.salto.nl/player/onda-italiana/3vr6OFrbp6G2ioUywkEy4M/

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Insieme al carmelo

Inserita a Marzo 11, 2019

“…D’ABBRACCIO ALLUMATI” , rappresentazione tridimensionale, smalto e olio su ferro e alluminio modellato, cm 40×26 di base, cm 110 di H, cm 70×50 di profondità.

ACCESI DA UN ABBRACCIO                                                                      

LAMA DI LUCE CALATA NEL BUIO…                                                              

QUANTA ENERGIA PURA NELL’ARMONIA DI UN ABBRACCIO!                                     

SPERANZA SICURA DI UN LEGAME SINCERO                                                         

VINCOLO CALDO DI PACE A FORMARE UN “NOI”                                                    

BANDIERA SVETTANTE DI COLORI                                                                                 

A SIMBOLEGGIARE UNITA’ DI POPOLI.

Fin dalla tenera età ho trovato nella relazione interpersonale il senso e l’apprendimento della mia vita come fosse lo specchio in cui riflettere la mia immagine e, nello scambio reciproco con l’altro, recuperarne l’identità migliorata in un luogo nuovo, trasformato dall’incanto di una sorpresa. Questa scoperta conferma la mia azione educativa che, nonostante una realtà sempre più ostile al contatto emotivo personale – un contatto capace di tirar fuori il meglio da ciascuno, come insegnerebbe Don Milani – mantiene viva la mia speranza e responsabilità in un presente eternamente giovane. Per i giovani, per il loro pensiero umanizzato e rinnovato, per il loro carattere benevolo e schietto, per la loro affettività libera, prudente e vera.

http://www.mec-carmel.org

astratti

 

LAB/AC Laboratorio de Arte en Comunión

VERANO 2014

CARMELITAS DESCALZOS Plaza de Carmelitas Descalzos, 0 – Toledo SPAGNA 

 

insieme ad Andrea Barretta

Inserita a Agosto 24, 2017

insieme ad Andrea Barretta “La dicotomia alchemica di Ettore Goffi”

Fatto anomalo dell’arte contemporanea è quello di un artista che s’interroga sulla bellezza e, badate bene, non con riferimento a un’estetica banalizzata da motivazioni di gusto o di moda, ma a quell’essenziale obiettivo di guardare un’opera d’arte senza l’ausilio della parola. E’ il paradosso – attuale in un dibattito culturale – che mette in campo Ettore Goffi nella dicotomia dell’artista che diventa scrittore o, se vogliamo, il contrario, non in una divisione contrapposta ma nel valicare pagine di un libro per andare oltre e approdare nello spazio che rende visibile l’immagine a dilatare il pensiero, dove appare evidente anche la dualità tra definizione di arte e l’esercizio della bellezza che possa competere con il configurarsi di una necessaria presenza dell’estetica.

E’ il nucleo di una scrittura ritmata da citazioni e precetti quasi a guida del comportamento morale, o della vita pratica, cui pone il racconto di cognizioni individuali, in un ritualismo inteso sia come purificazione della parola sia come riscatto dall’incoerenza di molti nel non definire l’arte né a purificarla da sperimentazioni folli, tanto che si assiste a forme che lasciano perplessi, se non esterrefatti, chiunque mastichi almeno un po’ la storia dell’arte o soltanto il buonsenso a dire in coro con l’editore Leopoldo Longanesi che l’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati. In tale contesto sono importanti i riferimenti a ricomporre un’angolazione utile a rintracciare una ricognizione attraverso le suggestioni e le potenzialità della bellezza esercitate nella radicalità linguistica lontana dallo star system che avanza nell’affogare l’arte in un mercato fatto di stereotipi a sradicare i tradizionali rapporti tra meraviglia e stupore, immaginazione e seduzione. Non a caso Ettore Goffi pone un diverso punto di vista che affiora nell’autorialità usata per ridefinire un’attesa: quella di riconoscere il passato per entrare nel futuro, nell’attualità in cui operare senza egocentrismi che corrodono l’anima e le nuove generazioni nella precarietà. E prima o poi dovremo pur affrontare l’adeguamento a essere “immunizzati da occhi nuovi” e a dare all’arte “un significato antropologico e sociale” cui assegna una “soggettività personale” nel tentativo “mai pienamente compiuto, di dare forma estetica” all’ispirazione, perché a dirla con Saba, l’opera d’arte è sempre una confessione.

Goffi, allora, cerca di entrare nella condizione dell’artista scrittore e di trovare un’intesa con l’alchimia tra arte e bellezza, ma anche – appunto – tra società e quotidianità, accennando a temi forti che un breve saggio necessariamente non approfondisce e per questo lascia alcune domande al lettore per una riflessione singolare, ma chiede di fare memoria del “vedere” e del “guardare”, per quanto è intorno a noi affinché arrivi al cuore. E’, insomma, il richiamo principale di tutta la sua dialettica che orchestra in una sorta di caccia al tesoro per raggiungere l’incanto epifanico del “giusto criterio delle realizzazioni”, come dettava Giovanni Paolo II in riferimento all’arte. E ci dà un indizio fondamentale – per uscire da qualsiasi dubbio – nel citare lo scrittore austriaco Karl Kraus, quando afferma che “il vizio e la virtù sono parenti, come il carbone e i diamanti che hanno per base comune il carbonio”.

Semiotica e sociologia, quindi, sono nel suo interesse, nel lasciare le orme più profonde tra le righe dove è animato dal desiderio di guardare dietro e dentro il sé, consapevole di cercare soprattutto un dialogo esplicitato fin dal titolo, là dove si allontana da una vicenda esclusiva per aprirsi all’universale esplorazione della bellezza. E ci porta in una posizione di primato grazie a questa pratica transdisciplinare a plasmare l’armonia e l’energia narrativa in paesaggi mnemonici che si fanno visibili solo a chi è capace di un’attenzione “sincera a favore della bellezza” nello “svelare il mistero nascosto di un’anima, l’identità stessa del suo autore, che non solo espone la propria opera ma si espone senza difesa alcuna”, scrive. Un approccio, certo, ma incisivo e lucido, coeso per Ettore Goffi per non arrancare in una realtà distante, utopica, senza uno sviluppo ascrivibile a mancati pragmatismi e riferibili alla commercializzazione dei valori che scalfisce l’esistere. Ne è pausa e dignità, questo il cuore della riflessione, tant’è che intende provocare nel lettore quell’emozione che, avvisa, ci sarà solo se riusciamo a sospendere “le mille distrazioni e preoccupazioni di cui siamo succubi abitualmente”, perché “il contatto con l’intera umanità nutre e dà forma all’ispirazione artistica”. E come non essere con lui, con il nostro autore, se poi convoca in una chiamata allo splendore, alla magnificenza, all’incanto, con la pittura di Van Gogh, la musica di Beethoven e la scrittura di Dante?

Pur sapendo, tuttavia, che ogni sistema contiene delle contraddizioni è indubbio, seguendo questo percorso, che possiamo desiderare il bene e il bello in una convergenza al di sopra di tutto, sempre più intermedia nella nostra esistenza a comporre la speranza cui si appella Goffi, senza illusioni estetiche né elogi soggettivi che andrebbero a significare che non è arte e non c’è l’artista. Allora bisogna trovare la bellezza e bisogna cercarla seppure nel deserto dell’incomunicabilità e continuare a materializzarla conservandone la sostanza. Bisogna, insomma, ci dice l’autore, operare delle scelte nel disporre risultati espressivi e funzione estetica affidata alla tensione del nostro essere, nell’indefinibile avvertito con inequivocabile trasporto intimo se c’è la presenza trascendente, per la purezza concretizzata in un carattere prevalente leggibile nell’incessante arricchimento reciproco. In questi istanti letterari ravvisiamo lo scrittore, quando fa sua l’espressione di Bertolt Brecht sul far confluire tutte le arti nell’arte più grande di tutte: quella di vivere, e quando palesa la risolutezza di lasciare anche solo per un momento i pennelli e la sua tavolozza per essere strumento di un’idea che sia tema di facoltà nel giardino delle opportunità, pur in un paese che si è impoverito culturalmente. In fondo basta averne la consapevolezza, ed Ettore Goffi l’ha, perché ragiona fuori da imposizioni e limitazioni, soprattutto in quel ritorno a casa, nella dimora in cui abbracciare non l’intenzione di Kant ma la realizzazione di Hegel, nell’impegno morale da versare al vero oltre il dominio di balzelli pseudo culturali, almeno nell’accostare il pensiero all’esperienza artistica, e se questa bellezza “dischiusa” non salverà il mondo come nei desideri di Dostoevskij, forse basterà a salvare l’arte.

 (Dall’introduzione di Andrea Barretta “La dicotomia alchemica di Ettore Goffi” al saggio poetico di Ettore Goffi, “La bellezza dischiusa”, Prinp Editore, Torino, 2015)

Andrea Barretta

Andrea Barretta

http://www.andreabarretta.it

I miei saggi e articoli

Inserita a Marzo 5, 2017

I miei saggi e articoli pubblicati ad oggi

Ettore Goffi, La bellezza dischiusa, Prinp Editore, Torino, 2015

 

http://issuu.com/sulromanzo/docs/sul_romanzo_anno_3_n_1_feb_2013 pagina 20

Ecco l’esordio dei miei saggi e articoli sull’arte:

Webzine n. 3 giug. 2013 www.sulromanzo.it Comunicare bellezza: la responsabilità dell’artista “Sulromanzo” 2013.

“Matrimonio”, Osservatore Romano, Anno CLI n. 276 (45-921), 30 novembre 2011, pag. 4

GOFFI-COPERTINA di “Ettore Goffi… INFINITO TU… INFINITI NOI”, Pagnini Editore, Firenze, 2011: una metafora del suo viaggio interiore attraverso una selezione ragionata della sua pittura e una miro opera originale inclusale stesse che si trovano in natura

A seguire,  invece, i miei saggi e articoli di filosofia:

E’ intervenuto nel congresso internazionale “REVISION DE LA GUERRA CIVIL ESPANOLA”  tenuto a Madrid nel 1999, con gli atti pubblicati a Madrid nel 2002, con il titolo: “El orteguismo durante la guerra civil: Manuel Garcia Morente.”

“Mistica e filosofia in Manuel Garcia Morente”, Rivista di Ascetica e Mistica, N. 1, San Marco, Firenze, 1996.

La mia scrittura, tuttavia, “passa attraverso la ricerca di colori e forme nuove a favore della Bellezza”. La tastiera, la parola e gli schermi veicolano il mio linguaggio e lo aiutano ad arrivare a molti ma SOLO l’originale concreto della materia prima di cui mi servo rende giustizia al mio lavoro creativo. Ecco perché in rete potete farVi solo una pallida idea dello stesso! Vi invito, quindi, a sopportare il limite del virtuale e superarlo: per dischiudere insieme la porta della Bellezza, per bussare alla sua essenza, per… coltivare con cura la sua presenza intorno a noi. E’ un’opportunità piuttosto faticosa perché si fonda sulla fiducia e il credito che mi darete per investire tempo, energie e, forse, risparmi. Coraggio! Senza rischio, tuttavia, l’arte stagnerebbe sempre in una “bella” (?) intenzione lontana dalla sua concreta realizzazione, una ri-creazione, invece, così tonificante ed entusiasmante perché risana come l’Amore da cui trae ispirazione.

insieme a Leopoldo Verona

Inserita a Marzo 5, 2017

Quanto e come sente il mistero della Bellezza, sempre antica e sempre nuova, Leopoldo Verona?

“Sento bruciare ancora l’ansia della bellezza e piangerei al pensiero del tempo perduto senza far niente per costruirla. Eppure essa vive, nascosta in ogni attimo, in ogni spazio e non attende che essere scoperta. E vive rivestita d’informale, di vago, d’apparenza, di sozzura e vive nelle pieghe della noia, si cela nell’assurdo del dolore. Inchiodata terrò nel mio pensiero quest’ansia nuova e non trascurerò nessun particolare che, in qualche modo, riesca a custodire la tacita nudità che la contiene; e non vivrò se non per riconoscere ciò che realmente, semplicemente la compone; e troverò la forza di non cedere all’inganno che la tiene prigioniera. Più forte canterò della voce di lui. Più dolce e più decisa la mia musica distruggerà l’involucro di morte che con disprezzo attenta alla sua vita. E la vedrò apparire solenne nella sua fragilità  e  d i v e r r à  s o s t a n z a    d e l  m i o  v i v e r e .

“A guardare… natura, cose, persone, con occhio festoso non solo l’occhio stesso ne trae beneficio – e attraverso di lui tutto il corpo dentro e fuori – ma anche natura, cose, persone ne ricevono. Si potrebbe dire, davvero, che diventano più belle. Attenzione che ciò vale anche per quanto – in natura, cose, persone – di brutto ci possa essere in loro, ammesso che ci sia: diventa + bello.

Sì, proprio così, anche il brutto, guardato con occhio “festoso”, diventa + bello. “Un brutto + bello?”. Sì – lo ripeto – anche il brutto diventa + bello! Prova”.

Leopoldo Verona, (Fiumara di Piraino, 1951) poeta e cantautore contemporaneo.

Leopoldo Verona: un amico sincero capace di superare gli angusti limiti di tempo e spazio per… abitarli, accoglierli e, trasformandoli insieme ad ognuno – che alchimia divina! – andare oltre  lo steccato.

insieme a Emily Elizabeth Dickinson

Inserita a Marzo 4, 2017

Come indelebile traccia profumata d’Eterno si diffonde nel vento la tenera e forte voce di Emily Elizabeth Dickinson; essa si innalza e supera la contingenza dello spazio, del tempo… per giungere a noi così, semplicemente ma profondamente ancorata alla materia, alla carne, alla natura in cui trova il suo suono melodioso di cui si alimenta… eco inesauribile d’armonie disarmoniche!

La bellezza non ha causa: esiste.

Inseguila e sparisce. Non inseguirla e rimane.

Sai afferrare le crespe del prato quando il vento vi avvolge le sue dita?

Iddio provvederà affinché non ti riesca.            

 

Emily Elizabeth Dickinson (18301886) poetessa statunitense.

Richiama certo l’ansia di Bellezza sperimentata da Leopoldo Verona che viaggia molto volentieri, non ho dubbi, nello stesso scompartimento del treno preso dalla poetessa statunitense. E il paradiso, che è la miglior condizione e aspirazione di felicità insostituibile per l’essere Umano, da… aspirare e insipirare a pieni polmoni e attraverso i pori della pelle, non è tanto un luogo… Eppure, nello scompartimento suddetto i colori e le forme, le luci e le ombre si concepiscono all’infinito per assaporare la fantasia dell’Amore. E’ la potenza della generazione creatrice che grida: “Generativi di tutto il mondo, unitevi!” Tale portento ci incoraggia a cercare molti compagni di Bellezza, per viaggiare insieme, consapevoli che un suggerimento è inderogabile, come viatico, per ogni pellegrino del pianeta terra: “Viandante, non c’è la strada, la strada si apre percorrendola” come canta Antonio Machado  (amo scriverlo, comunque, anche in spagnolo, perché “tradurre” è sempre un po’ tradire lo spirito di un popolo veicolato dalla lingua madre: “Caminante no hay camino se hace camino al andar”). E allora ricordo con gioia, e un pizzico di nostalgia per la mia infanzia ormai lontana , quando da piccolo, grazie allo zio Eugenio – che per la sua bella testa lo chiamavamo familiarmente Genio –  imparai che “I boschi sono scuri, belli e profondi, ma io ho promesse da mantenere e miglia da fare prima di dormire, e miglia da fare prima di dormire.” Ringrazio tutti coloro che hanno già esplorato i boschi con me e non si sono ancora stancati della loro misteriosa profondità.

insieme a Gianni Rodari

Inserita a Marzo 4, 2017

La scrittura di Gianni Rodari la incontrai con grandissima gioia anni fa per raccontarla ai miei bimbi ma, in realtà, incontrai Gianni Rodari stesso che si raccontava per “custodire l’intimo incanto” di ogni Uomo, anche il mio… Ecco un Suo testo magistrale e fantastico sull’esperienza concreta di un pittore – ma, per estensione, di molti artisti onesti e sinceri con la loro ricerca ispirata – dei versi scoperti grazie alla mia piccola / grande famiglia anni fa, pochi minuti prima dell’inaugurazione di una mia personale. Moglie e figli sono apparsi inaspettatamente facendomi e presentandomi una sorpresa: la poesia che segue.

Una volta c’era un pittore povero in canna, non aveva nemmeno un colore e per fare i pennelli si era strappati i capelli.

Andò dal padrone del blu e gli disse:

“Per favore dammi tu un po’ di colore per dipingere un cielo. Ma mica tanto, un soffio, un velo”. “Vattene, vattene fannullone, pezzo di accattone se non vuoi che ti lisci il groppone col bastone!”

Andò dal padrone del giallo e gli disse così:

“Prestami qualche avanzo di colore, abbastanza per fare un girasole”. Ma quello lo aggredì con un torrente di male parole.” “Pezzente delinquente la finisci di seccare la gente!

Andò dal padrone del verde, andò dal padrone del bruno, ma non gli dava retta nessuno.

Infine pensò: “Il rosso ce l’ho!”

Detto fatto un dito si tagliò.

E il rosso gocciò sulla tela: era una lagrima appena, una perla di sangue, ma tinse in un istante la tela intera. Rossa come un falò di primavera, rossa come una bandiera, come un milione di rose.

E il povero pittore adesso che aveva un colore si sentì più ricco di un imperatore!

 

Gianni Rodari (Omegna, 1920Roma, 1980), scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in testi per bambini e ragazzi e tradotto in moltissime lingue.

insieme a Liliana Cosi

Inserita a Marzo 4, 2017

Liliana Cosi è una grande ballerina, testimone della bellezza come esperienza inarrestabile e coinvolgente, capace di scaldare e superare la cortina di ferro di ogni guerra fredda. Troviamo la sua storia in “étoile, la mia vita”, Liliana Così, Città Nuova, Roma, 2007

“Quando ho cominciato a studiare balletto a dieci anni, mi veniva tutto spontaneo mi sembrava tutto nomale, poi a vent’anni le prime emozioni, ero sempre felice forse perché mi accontentavo di poco, a trenta cominciavo a rendermi conto di quello che mi mancava, pretendevo di più, a quarant’anni ricordo che dopo ogni spettacolo ero così scontenta d’aver l’impressione d’aver fatto il peggior spettacolo della mia vita, sognavo la perfezione e non la raggiungevo, a cinquanta ero più tranquilla e con pazienza e umiltà ho scoperto tante altri modi, oltre alla tecnica, che mi potevano aiutare nell’espressione artistica, a sessanta … non ho più un minuto libero!

Pensando di rivolgermi anche ai giovani, vorrei dire che questa tensione, anche se sembra irraggiungibile, è estremamente stimolante e necessaria per l’artista, altrimenti si chiuderebbe in sé stesso, invece può suscitare in lui energie impensate e una grande capacità e forza di lavoro.

Mi ha confortato riscontrare questo nei grandi artisti che ho avuto occasione di conoscere da vicino o dei quali ho letto qualcosa delle loro vite. L’aspetto del lavoro non è da sottovalutare per l’artista – anche se si pensa spesso che non sia così – rende più sacre le sue opere, è una specie di purificazione. Noi artisti abbiamo tanto bisogno di purificarci, nel senso che è facile crederci qualcuno, e così si può diventare antipatici e ci si allontana dalla gente.

Mi è piaciuta la simpatica definizione che fa dell’artista Jaques Maritain, dice: “L’artista è un povero Dio”, sì perché Dio crea, invece l’artista soffre!”

Liliana Cosi (Milano,1941) ballerina di danza classica italiana.