natura, amica di sempre che non tradisci chi ti rispetta ma… lo elevi! QUESTA COLLEZIONE di natura vuol mostrare come l’arte non possa farne a meno e, nel delicato equilibrio fra la sua imitazione e la sua interpretazione si giochi il movimento estetico risolto di forme e contenuti di un’opera d’arte compiuta.

“Ho passato una meravigliosa giornata a cuore sgombro e con l’animo leggero come l’ombra di una farfalla: ci si sente più buoni quando si è a contatto con la natura”. (G. Guareschi, Don Camillo al Cristo in Don Camillo, “La bomba”) “Guardate cosa vuol dire l’arte! Sono quasi cinquant’anni che vedo tutti i santi giorni quel porticato, e soltanto adesso mi accorgo che è bello!” (G.  Guareschi, Peppone in Gente così, “Paesaggio e figura”)

E a quanti di noi capita, e quanti di noi perdono il contatto con la natura cui richiama anche Antón Gaudí, “rivelazione” allo stato puro, al centro dell’esistenza, per essere guardata, imitata e reinventata: “La creazione continua incessantemente attraverso la mediazione degli uomini; l’uomo non crea: scopre e parte da questa scoperta. Chi cerca le leggi della natura per conformare ad esse opere nuove collabora con il Creatore. Chi copia non collabora. Per questo motivo, l’originalità consiste nel tornare alle origini”. 

Un intervento lapidario di Emily Dickinson, inoltre, sembra evocare l’insostituibile potere creativo della natura: “La bellezza non ha causa, esiste. Inseguila e sparisce. Non inseguirla e rimane. Sai afferrare le crespe del prato quando il vento vi avvolge le sue dita? Iddio provvederà affinché non ti riesca”. 

Echi tra Guareschi, con il vedere per guardare, Dickinson e Gaudí, con l’unità vitale di natura e bellezza, si riconoscono nell’opera di Leopoldo Verona, apprezzato poeta, cantautore e artista poliedrico contemporaneo, quando sente bruciare l’ansia della bellezza che “vive nascosta, in ogni attimo, in ogni spazio e non attende che essere scoperta. E vive rivestita d’informale, di vago, d’apparenza, di sozzura e vive nelle pieghe della noia, si cela nell’assurdo del dolore. Inchiodata terrò nel mio pensiero quest’ansia nuova (…) e la vedrò apparire solenne nella sua fragilità e diverrà sostanza del mio vivere”. (Dal catalogo della mostra, “… compagni di bellezza”, Il segno e la parola, Opere (1975-2005), a cura di Lia De Pra Cavalleri, Biblioteca Statale di Cremona, 2006.)