VUOTO PIENO
Strette di mano, baci, abbracci, sorrisi ammiccanti e complici del nostro domani.
Unico obiettivo: sperimentare come Eterno la fugacità del quotidiano per fissare come segno assoluto l'estasi di comunione vissuta nella nostra creazione.
La nostra umanità è raccolta a bocciolo in un giardino cosmico rumeno. Arad, il centro artistico 2005, non lascerà più niente come prima; i nostri volti si cercheranno nelle opere a venire come bagliore giocondo, evidenza della nostra carne, povera e misera, certo, ma trasfigurata costantemente dall'altalena su cui ci dondoliamo facilmente, su e giù, su e giù, tra due corde forti come la morte: il tormento e l'estasi.
Joyce's cafe, caffè letterario: Hung, Carlos, Andrea, Wilma con il suo piccolo Tarim, partecipe, già bambino – lui con il suo codino al vento – della povertà e della ricchezza artistica di una ricerca autentica. Il suo triciclo è una stella cadente nel cortile, nella voragine di un cratere sempre pronto a spalancarsi per inghiottirne lo splendore infantile. Una panca viene posta in obliquo per evitarne la caduta libera e l'impatto mortale. La madre è troppo intenta a fissare il suo sguardo sulla ricerca artistica comune per poter accorgersi degli abissi accanto al piccolino; è sola, sola con il suo tesorino e... sono protetti solo dal loro destino.
Cristina: un figlio autistico da amare insieme ai suoi pazienti da visitare; per lunghe ore distesi sul lettino si raccontano fino al far del mattino. E' divisa ma riesce a creare come molti di noi in itinere verso il mare.
Cecilia, Yunika, Hung: molto veri e la verità ci libera!
Andrea la giovane artista determinata e matura è sfuggente ma non per sempre; la sua ricerca converge per trovare l'infinito nel finito del ventre; potrebbe aver paura di perdersi e di perdere l'indipendenza conquistata.
Viaggiare per scoprire l'ignoto ma... ritornare ad abitare sé stessi, il proprio Tu che ci interpella e ci invita all'intimità feconda, una gioia esclusiva e, paradossalmente, universale; non la possiamo trattenere Carlos carissimo, la possiamo solo dare, dare per ritrovare.
Hung: come fuoco vivo per bruciare tutto ciò che è menzogna, per fonderlo nell'infinito fluido danzante, solida e paziente attesa che lo fissa in piedi, solo sulla verità.
Chitarrista brasiliano, ho dimenticato il tuo nome ma mi hanno accolto le calde note del tuo concerto al teatro vecchio: molto parigino l'ambiente, nostalgico impatto con la boheme francese, ormai indelebile dopo il '95, per essere più cortese.
Segni, segni nello spazio.
Sogni, sogni nel tempo
Custodite in noi l'incanto e... che sia ormai riflesso
Nel nostro sguardo.
Ettore Geri
Timisoara 29.05.2005