Tempo cercato, Tempo trovato

Quello che, grazie all’arte, ritroviamo, è il tempo quale è implicato nell’essenza, identico all’eternità. L’extra-temporale di Proust è questo tempo allo stato nascente, e il soggetto artista che lo ritrova. Possiamo quindi affermare, a stretto rigore che solo l’opera d’arte ci fa ritrovare il tempo: l’opera d’arte, “le seul moyen de retrouver le temps perdu”, portatrice dei segni più alti, il cui senso è situato in una complicazione primordiale, eternità vera, tempo originario assoluto. (…)

L’arte è una vera trasformazione della materia. La materia viene spiritualizzata; i mezzi fisici, privati d’ogni materialità, rifrangono l’essenza, vale a dire la qualità di un mondo originario. E tale trattamento della materia fa tutt’uno con lo “stile”.(…)

L’arte ha dunque un privilegio assoluto, che si esprime in molte maniere. Nell’arte, le materie vengono spiritualizzate, i mezzi smaterializzati. L’opera d’arte è dunque un mondo di segni, ma di segni immateriali, che nulla più hanno di opaco (…).

(I segni dell’arte e l’essenza in Gilles Deleuze, Marcel Proust e i segni, Einaudi Ed., Torino, 2001, pagg. 44, 45, 46, 48)