insieme ad Andrea Barretta

Inserita a agosto 24, 2017

insieme ad Andrea Barretta “La dicotomia alchemica di Ettore Goffi”

Fatto anomalo dell’arte contemporanea è quello di un artista che s’interroga sulla bellezza e, badate bene, non con riferimento a un’estetica banalizzata da motivazioni di gusto o di moda, ma a quell’essenziale obiettivo di guardare un’opera d’arte senza l’ausilio della parola. E’ il paradosso – attuale in un dibattito culturale – che mette in campo Ettore Goffi nella dicotomia dell’artista che diventa scrittore o, se vogliamo, il contrario, non in una divisione contrapposta ma nel valicare pagine di un libro per andare oltre e approdare nello spazio che rende visibile l’immagine a dilatare il pensiero, dove appare evidente anche la dualità tra definizione di arte e l’esercizio della bellezza che possa competere con il configurarsi di una necessaria presenza dell’estetica.

E’ il nucleo di una scrittura ritmata da citazioni e precetti quasi a guida del comportamento morale, o della vita pratica, cui pone il racconto di cognizioni individuali, in un ritualismo inteso sia come purificazione della parola sia come riscatto dall’incoerenza di molti nel non definire l’arte né a purificarla da sperimentazioni folli, tanto che si assiste a forme che lasciano perplessi, se non esterrefatti, chiunque mastichi almeno un po’ la storia dell’arte o soltanto il buonsenso a dire in coro con l’editore Leopoldo Longanesi che l’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati. In tale contesto sono importanti i riferimenti a ricomporre un’angolazione utile a rintracciare una ricognizione attraverso le suggestioni e le potenzialità della bellezza esercitate nella radicalità linguistica lontana dallo star system che avanza nell’affogare l’arte in un mercato fatto di stereotipi a sradicare i tradizionali rapporti tra meraviglia e stupore, immaginazione e seduzione. Non a caso Ettore Goffi pone un diverso punto di vista che affiora nell’autorialità usata per ridefinire un’attesa: quella di riconoscere il passato per entrare nel futuro, nell’attualità in cui operare senza egocentrismi che corrodono l’anima e le nuove generazioni nella precarietà. E prima o poi dovremo pur affrontare l’adeguamento a essere “immunizzati da occhi nuovi” e a dare all’arte “un significato antropologico e sociale” cui assegna una “soggettività personale” nel tentativo “mai pienamente compiuto, di dare forma estetica” all’ispirazione, perché a dirla con Saba, l’opera d’arte è sempre una confessione.

Goffi, allora, cerca di entrare nella condizione dell’artista scrittore e di trovare un’intesa con l’alchimia tra arte e bellezza, ma anche – appunto – tra società e quotidianità, accennando a temi forti che un breve saggio necessariamente non approfondisce e per questo lascia alcune domande al lettore per una riflessione singolare, ma chiede di fare memoria del “vedere” e del “guardare”, per quanto è intorno a noi affinché arrivi al cuore. E’, insomma, il richiamo principale di tutta la sua dialettica che orchestra in una sorta di caccia al tesoro per raggiungere l’incanto epifanico del “giusto criterio delle realizzazioni”, come dettava Giovanni Paolo II in riferimento all’arte. E ci dà un indizio fondamentale – per uscire da qualsiasi dubbio – nel citare lo scrittore austriaco Karl Kraus, quando afferma che “il vizio e la virtù sono parenti, come il carbone e i diamanti che hanno per base comune il carbonio”.

Semiotica e sociologia, quindi, sono nel suo interesse, nel lasciare le orme più profonde tra le righe dove è animato dal desiderio di guardare dietro e dentro il sé, consapevole di cercare soprattutto un dialogo esplicitato fin dal titolo, là dove si allontana da una vicenda esclusiva per aprirsi all’universale esplorazione della bellezza. E ci porta in una posizione di primato grazie a questa pratica transdisciplinare a plasmare l’armonia e l’energia narrativa in paesaggi mnemonici che si fanno visibili solo a chi è capace di un’attenzione “sincera a favore della bellezza” nello “svelare il mistero nascosto di un’anima, l’identità stessa del suo autore, che non solo espone la propria opera ma si espone senza difesa alcuna”, scrive. Un approccio, certo, ma incisivo e lucido, coeso per Ettore Goffi per non arrancare in una realtà distante, utopica, senza uno sviluppo ascrivibile a mancati pragmatismi e riferibili alla commercializzazione dei valori che scalfisce l’esistere. Ne è pausa e dignità, questo il cuore della riflessione, tant’è che intende provocare nel lettore quell’emozione che, avvisa, ci sarà solo se riusciamo a sospendere “le mille distrazioni e preoccupazioni di cui siamo succubi abitualmente”, perché “il contatto con l’intera umanità nutre e dà forma all’ispirazione artistica”. E come non essere con lui, con il nostro autore, se poi convoca in una chiamata allo splendore, alla magnificenza, all’incanto, con la pittura di Van Gogh, la musica di Beethoven e la scrittura di Dante?

Pur sapendo, tuttavia, che ogni sistema contiene delle contraddizioni è indubbio, seguendo questo percorso, che possiamo desiderare il bene e il bello in una convergenza al di sopra di tutto, sempre più intermedia nella nostra esistenza a comporre la speranza cui si appella Goffi, senza illusioni estetiche né elogi soggettivi che andrebbero a significare che non è arte e non c’è l’artista. Allora bisogna trovare la bellezza e bisogna cercarla seppure nel deserto dell’incomunicabilità e continuare a materializzarla conservandone la sostanza. Bisogna, insomma, ci dice l’autore, operare delle scelte nel disporre risultati espressivi e funzione estetica affidata alla tensione del nostro essere, nell’indefinibile avvertito con inequivocabile trasporto intimo se c’è la presenza trascendente, per la purezza concretizzata in un carattere prevalente leggibile nell’incessante arricchimento reciproco. In questi istanti letterari ravvisiamo lo scrittore, quando fa sua l’espressione di Bertolt Brecht sul far confluire tutte le arti nell’arte più grande di tutte: quella di vivere, e quando palesa la risolutezza di lasciare anche solo per un momento i pennelli e la sua tavolozza per essere strumento di un’idea che sia tema di facoltà nel giardino delle opportunità, pur in un paese che si è impoverito culturalmente. In fondo basta averne la consapevolezza, ed Ettore Goffi l’ha, perché ragiona fuori da imposizioni e limitazioni, soprattutto in quel ritorno a casa, nella dimora in cui abbracciare non l’intenzione di Kant ma la realizzazione di Hegel, nell’impegno morale da versare al vero oltre il dominio di balzelli pseudo culturali, almeno nell’accostare il pensiero all’esperienza artistica, e se questa bellezza “dischiusa” non salverà il mondo come nei desideri di Dostoevskij, forse basterà a salvare l’arte.

 (Dall’introduzione di Andrea Barretta “La dicotomia alchemica di Ettore Goffi” al saggio poetico di Ettore Goffi, “La bellezza dischiusa”, Prinp Editore, Torino, 2015)

Andrea Barretta

Andrea Barretta

http://www.andreabarretta.it

I miei saggi e articoli

Inserita a marzo 5, 2017

I miei saggi e articoli pubblicati ad oggi

Ettore Goffi, La bellezza dischiusa, Prinp Editore, Torino, 2015

 

http://issuu.com/sulromanzo/docs/sul_romanzo_anno_3_n_1_feb_2013 pagina 20

Ecco l’esordio dei miei saggi e articoli sull’arte:

Webzine n. 3 giug. 2013 www.sulromanzo.it Comunicare bellezza: la responsabilità dell’artista “Sulromanzo” 2013.

“Matrimonio”, Osservatore Romano, Anno CLI n. 276 (45-921), 30 novembre 2011, pag. 4

GOFFI-COPERTINA di “Ettore Goffi… INFINITO TU… INFINITI NOI”, Pagnini Editore, Firenze, 2011: una metafora del suo viaggio interiore attraverso una selezione ragionata della sua pittura e una miro opera originale inclusale stesse che si trovano in natura

A seguire,  invece, i miei saggi e articoli di filosofia:

E’ intervenuto nel congresso internazionale “REVISION DE LA GUERRA CIVIL ESPANOLA”  tenuto a Madrid nel 1999, con gli atti pubblicati a Madrid nel 2002, con il titolo: “El orteguismo durante la guerra civil: Manuel Garcia Morente.”

“Mistica e filosofia in Manuel Garcia Morente”, Rivista di Ascetica e Mistica, N. 1, San Marco, Firenze, 1996.

La mia scrittura, tuttavia, “passa attraverso la ricerca di colori e forme nuove a favore della Bellezza”. La tastiera, la parola e gli schermi veicolano il mio linguaggio e lo aiutano ad arrivare a molti ma SOLO l’originale concreto della materia prima di cui mi servo rende giustizia al mio lavoro creativo. Ecco perché in rete potete farVi solo una pallida idea dello stesso! Vi invito, quindi, a sopportare il limite del virtuale e superarlo: per dischiudere insieme la porta della Bellezza, per bussare alla sua essenza, per… coltivare con cura la sua presenza intorno a noi. E’ un’opportunità piuttosto faticosa perché si fonda sulla fiducia e il credito che mi darete per investire tempo, energie e, forse, risparmi. Coraggio! Senza rischio, tuttavia, l’arte stagnerebbe sempre in una “bella” (?) intenzione lontana dalla sua concreta realizzazione, una ri-creazione, invece, così tonificante ed entusiasmante perché risana come l’Amore da cui trae ispirazione.

insieme a Leopoldo Verona

Inserita a marzo 5, 2017

Quanto e come sente il mistero della Bellezza, sempre antica e sempre nuova, Leopoldo Verona?

“Sento bruciare ancora l’ansia della bellezza e piangerei al pensiero del tempo perduto senza far niente per costruirla. Eppure essa vive, nascosta in ogni attimo, in ogni spazio e non attende che essere scoperta. E vive rivestita d’informale, di vago, d’apparenza, di sozzura e vive nelle pieghe della noia, si cela nell’assurdo del dolore. Inchiodata terrò nel mio pensiero quest’ansia nuova e non trascurerò nessun particolare che, in qualche modo, riesca a custodire la tacita nudità che la contiene; e non vivrò se non per riconoscere ciò che realmente, semplicemente la compone; e troverò la forza di non cedere all’inganno che la tiene prigioniera. Più forte canterò della voce di lui. Più dolce e più decisa la mia musica distruggerà l’involucro di morte che con disprezzo attenta alla sua vita. E la vedrò apparire solenne nella sua fragilità  e  d i v e r r à  s o s t a n z a    d e l  m i o  v i v e r e .

“A guardare… natura, cose, persone, con occhio festoso non solo l’occhio stesso ne trae beneficio – e attraverso di lui tutto il corpo dentro e fuori – ma anche natura, cose, persone ne ricevono. Si potrebbe dire, davvero, che diventano più belle. Attenzione che ciò vale anche per quanto – in natura, cose, persone – di brutto ci possa essere in loro, ammesso che ci sia: diventa + bello.

Sì, proprio così, anche il brutto, guardato con occhio “festoso”, diventa + bello. “Un brutto + bello?”. Sì – lo ripeto – anche il brutto diventa + bello! Prova”.

Leopoldo Verona, (Fiumara di Piraino, 1951) poeta e cantautore contemporaneo.

Leopoldo Verona: un amico sincero capace di superare gli angusti limiti di tempo e spazio per… abitarli, accoglierli e, trasformandoli insieme ad ognuno – che alchimia divina! – andare oltre  lo steccato.

insieme a Emily Elizabeth Dickinson

Inserita a marzo 4, 2017

Come indelebile traccia profumata d’Eterno si diffonde nel vento la tenera e forte voce di Emily Elizabeth Dickinson; essa si innalza e supera la contingenza dello spazio, del tempo… per giungere a noi così, semplicemente ma profondamente ancorata alla materia, alla carne, alla natura in cui trova il suo suono melodioso di cui si alimenta… eco inesauribile d’armonie disarmoniche!

La bellezza non ha causa: esiste.

Inseguila e sparisce. Non inseguirla e rimane.

Sai afferrare le crespe del prato quando il vento vi avvolge le sue dita?

Iddio provvederà affinché non ti riesca.            

 

Emily Elizabeth Dickinson (18301886) poetessa statunitense.

Richiama certo l’ansia di Bellezza sperimentata da Leopoldo Verona che viaggia molto volentieri, non ho dubbi, nello stesso scompartimento del treno preso dalla poetessa statunitense. E il paradiso, che è la miglior condizione e aspirazione di felicità insostituibile per l’essere Umano, da… aspirare e insipirare a pieni polmoni e attraverso i pori della pelle, non è tanto un luogo… Eppure, nello scompartimento suddetto i colori e le forme, le luci e le ombre si concepiscono all’infinito per assaporare la fantasia dell’Amore. E’ la potenza della generazione creatrice che grida: “Generativi di tutto il mondo, unitevi!” Tale portento ci incoraggia a cercare molti compagni di Bellezza, per viaggiare insieme, consapevoli che un suggerimento è inderogabile, come viatico, per ogni pellegrino del pianeta terra: “Viandante, non c’è la strada, la strada si apre percorrendola” come canta Antonio Machado  (amo scriverlo, comunque, anche in spagnolo, perché “tradurre” è sempre un po’ tradire lo spirito di un popolo veicolato dalla lingua madre: “Caminante no hay camino se hace camino al andar”). E allora ricordo con gioia, e un pizzico di nostalgia per la mia infanzia ormai lontana , quando da piccolo, grazie allo zio Eugenio – che per la sua bella testa lo chiamavamo familiarmente Genio –  imparai che “I boschi sono scuri, belli e profondi, ma io ho promesse da mantenere e miglia da fare prima di dormire, e miglia da fare prima di dormire.” Ringrazio tutti coloro che hanno già esplorato i boschi con me e non si sono ancora stancati della loro misteriosa profondità.

insieme a Gianni Rodari

Inserita a marzo 4, 2017

La scrittura di Gianni Rodari la incontrai con grandissima gioia anni fa per raccontarla ai miei bimbi ma, in realtà, incontrai Gianni Rodari stesso che si raccontava per “custodire l’intimo incanto” di ogni Uomo, anche il mio… Ecco un Suo testo magistrale e fantastico sull’esperienza concreta di un pittore – ma, per estensione, di molti artisti onesti e sinceri con la loro ricerca ispirata – dei versi scoperti grazie alla mia piccola / grande famiglia anni fa, pochi minuti prima dell’inaugurazione di una mia personale. Moglie e figli sono apparsi inaspettatamente facendomi e presentandomi una sorpresa: la poesia che segue.

Una volta c’era un pittore povero in canna, non aveva nemmeno un colore e per fare i pennelli si era strappati i capelli.

Andò dal padrone del blu e gli disse:

“Per favore dammi tu un po’ di colore per dipingere un cielo. Ma mica tanto, un soffio, un velo”. “Vattene, vattene fannullone, pezzo di accattone se non vuoi che ti lisci il groppone col bastone!”

Andò dal padrone del giallo e gli disse così:

“Prestami qualche avanzo di colore, abbastanza per fare un girasole”. Ma quello lo aggredì con un torrente di male parole.” “Pezzente delinquente la finisci di seccare la gente!

Andò dal padrone del verde, andò dal padrone del bruno, ma non gli dava retta nessuno.

Infine pensò: “Il rosso ce l’ho!”

Detto fatto un dito si tagliò.

E il rosso gocciò sulla tela: era una lagrima appena, una perla di sangue, ma tinse in un istante la tela intera. Rossa come un falò di primavera, rossa come una bandiera, come un milione di rose.

E il povero pittore adesso che aveva un colore si sentì più ricco di un imperatore!

 

Gianni Rodari (Omegna, 1920Roma, 1980), scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in testi per bambini e ragazzi e tradotto in moltissime lingue.

insieme a Liliana Cosi

Inserita a marzo 4, 2017

Liliana Cosi è una grande ballerina, testimone della bellezza come esperienza inarrestabile e coinvolgente, capace di scaldare e superare la cortina di ferro di ogni guerra fredda. Troviamo la sua storia in “étoile, la mia vita”, Liliana Così, Città Nuova, Roma, 2007

“Quando ho cominciato a studiare balletto a dieci anni, mi veniva tutto spontaneo mi sembrava tutto nomale, poi a vent’anni le prime emozioni, ero sempre felice forse perché mi accontentavo di poco, a trenta cominciavo a rendermi conto di quello che mi mancava, pretendevo di più, a quarant’anni ricordo che dopo ogni spettacolo ero così scontenta d’aver l’impressione d’aver fatto il peggior spettacolo della mia vita, sognavo la perfezione e non la raggiungevo, a cinquanta ero più tranquilla e con pazienza e umiltà ho scoperto tante altri modi, oltre alla tecnica, che mi potevano aiutare nell’espressione artistica, a sessanta … non ho più un minuto libero!

Pensando di rivolgermi anche ai giovani, vorrei dire che questa tensione, anche se sembra irraggiungibile, è estremamente stimolante e necessaria per l’artista, altrimenti si chiuderebbe in sé stesso, invece può suscitare in lui energie impensate e una grande capacità e forza di lavoro.

Mi ha confortato riscontrare questo nei grandi artisti che ho avuto occasione di conoscere da vicino o dei quali ho letto qualcosa delle loro vite. L’aspetto del lavoro non è da sottovalutare per l’artista – anche se si pensa spesso che non sia così – rende più sacre le sue opere, è una specie di purificazione. Noi artisti abbiamo tanto bisogno di purificarci, nel senso che è facile crederci qualcuno, e così si può diventare antipatici e ci si allontana dalla gente.

Mi è piaciuta la simpatica definizione che fa dell’artista Jaques Maritain, dice: “L’artista è un povero Dio”, sì perché Dio crea, invece l’artista soffre!”

Liliana Cosi (Milano,1941) ballerina di danza classica italiana.

insieme a Mozart

Inserita a marzo 4, 2017

Wolfgang Amadeus Mozart, che dire di lui? Genio, talento ineguagliabile regolatoci dalla Divina Provvidenza, patrimonio dell’Umanità? Sicuramente le parole del linguaggio convenzionale esprimono una pallida idea di chi fosse davvero. Solo la Sua musica può rendere decisamente meno pallida l’idea suddetta. Certo rimane un artista come pochi altri al mondo! Lo hanno trasformato, plasmato e reso ricco di senso. Il paradosso è che il grande musicista austriaco lo donava a piene mani senza trovarlo sempre neppure in sé stesso, un mistero insondabile di sofferenza che trascende l’Opera di ogni artista poiché gli sfugge costantemente di mano malgrado ne sia fonte zampillante e inesauribile. Doglie di un parto infinito che implica la generazione di nuova Vita… a cui è impossibile sottrarsi per rispondere a una chiamata dell’Assoluto? Altro che vivere “beatamente fra le nuvole” come il luogo comune del volgo è solito far passare nella mentalità superficiale dell’usa e getta. La porzione di sofferenza  per incarnare la bellezza concreta di nuovi suoni, forme e colori spesso com-porta l’uscita dalla nuvoletta in cui è protetto l’artista e fuori può far molto freddo, il ghiaccio, come si sa, può tagliare e far male. La felicità rimane aspirazione costante a cui tendere perfino a coloro che hanno ricevuto il talento di parteciparla nei secoli! Ecco quanto dichiarò Mozart al riguardo:

“Non so spiegarti la mia sensazione, è un certo vuoto – che mi fa male davvero – un certo desiderio che non si appaga mai, e quindi non cessa mai – dura sempre, anzi cresce di giorno in giorno (1791)

Se la gente potesse leggere nel mio cuore, dovrei quasi vergognarmi – per me tutto è freddo – ghiacciato (1790).

Vivere bene e vivere felici sono però due cose differenti e la seconda, senza qualche magia, non mi capiterà di certo. Per questo dovrebbe accadere qualcosa di veramente fuori dal naturale.”

 Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo,1756Vienna, 1791), compositore, pianista, organista, violinista e clavicembalista austriaco.

insieme… guardo

Inserita a marzo 4, 2017

Uno sguardo insieme: negli occhi dei passanti possiamo carpire la stessa ansia e aspirazione al Bello che trascende tutti noi, inconsapevolmente, ma ci abita. Lo sguardo insieme è più profondo, complice di un riflesso del Bello perché gli occhi trovati sono lo specchio dell’Anima.

Non vedere, guardiamoci negli occhi, acrilico su tela, cm 50x40

Non vedere, guardiamoci negli occhi, acrilico su tela, cm 50×40

“Ora l’interno è anche ‘fuori’, è diventato anche fenomeno e si può vedere; l’esterno è anche ‘dentro, è sentito e vissuto e può essere assunto nella propria viva esperienza. Nello spazio dell’opera d’arte le cose sono tutte le une con le altre l’uomo è ad esse vicine come mai può verificarsi nella realtà immediata”.

“Ciò che di conseguenza si esige nella conoscenza dell’opera d’arte, è non soltanto il vedere e l’ascoltare, come per gli oggetti che ci stanno sempre attorno; ancor meno è il gioire e il compiacersi dei consueti godimenti. L’opera d’arte piuttosto apre uno spazio in cui l’uomo può entrare, e là respirare, muoversi e intrattenersi con le cose e gli uomini ivi apertisi. Ma per questo egli deve impegnarsi: e qui si chiarisce, in un suo particolare aspetto, quel compito che per noi moderni è pressante quanto forse nessun altro, quello cioè della contemplazione. Noi siamo diventati degli attivisti e ne andiamo superbi; in verità abbiamo disimparato a stare in silenzio, a raccoglierci, ad aprirci, a guardare e a far salire in noi le cose essenziali. Per questo, così pochi fra noi hanno, a dispetto di tanto parlare d’arte, un autentico rapporto verso l’arte. I più vi avvertono bensì qualcosa di bello; spesso si intendono anche di stili e di tecniche; talvolta non vi cercano che quanto vi si può rinvenire di materialmente interessante o sensualmente eccitante. Ma il vero rapporto con l’opera d’arte non ha nulla a che vedere con tutto ciò. Esso consiste nel farsi silenziosi, nel raccogliersi, nel penetrare, nel guardare, spiare, partecipare, desti i sensi e l’anima aperta. Allora si mostra il mondo nascosto nell’opera.”

 Romano Guardini (Verona,1885Monaco di Baviera,1968), presbitero, teologo e scrittore italiano naturalizzato tedesco.

insieme… ascolto

Inserita a marzo 4, 2017

Ascolto insieme sussurri, grida, voci e suoni piacevoli e sgradevoli. Ascolto insieme qualcuno che disse: “Abbiamo solo una bocca per parlare e due orecchie per ascoltare: ascoltiamo almeno… il doppio!” Ma va benissimo anche dal triplo in poi… l’attenzione è come il buon senso, è merce sempre più rara ma non impossibile da praticare e valorizzare, basta provare. Dai, coraggio!

Trionfo degli angeli, acrilico su tavola, cm 70x50

Trionfo degli angeli, acrilico su tavola, cm 70×50

Il titolo dell’opera non è casuale: lo sfondo è un soffio di vento ora leggero ora profondo, ora notturno ora diurno dove il caldo e il freddo delle tonalità si temperano nella melodia suonata dai musicisti. Le trombe gialle si stagliano nette per vibrare le loro note ora acute, ora gravi nell’orizzonte che le accoglie. Queste trombe splendenti sono luci accese durante il buio dei nostri silenzi, il triste mutismo di un dialogo spezzato perché ha dimenticato la propria origine. L’immagine centrale del ventre materno diventa allora costante comunicazione che ci nutre; i fasci luminosi che ne diffonde sono energia vitale il cui flusso compone un concerto di uomini nuovi. Ascolta dunque! Ascoltalo…

 E’ semplice ma… difficile. La parola semplice è difficile da pronunciare perché difficile da capire troppo vicino alla natura e al suo perfetto equilibrio tra disarmonie ed armonie. Difficile per noi che ci siamo allontanati da questa natura e l’artificiale ha inquinato la nostra umanità spesso ridotta a solo consumo. Eppure la parola semplice è la più diretta, personale e, paradossalmente, universale perché può richiamarci alla nostra origine, semplice appunto. Purtroppo ciò che è semplice viene confuso spesso con ciò che è superficiale o banale. Ecco perché la nostra educazione all’ascolto raramente è sufficiente. Auguri a tutti e a ciascuno allora – un’ augurio personale e diretto che rivolgo anche a me stesso – affinché l’ascolto suddetto diventi il nostro ossigeno.

 Ettore Goffi (Montichari, 1963)

insieme a Lorenza Vignola

Inserita a marzo 4, 2017

Lorenza Vignola, un’amica davvero speciale per la sua sensibilità, per la visione comune del mondo che ci distingue, per la sua creatività, generativa di bellezza quotidiana… perché… poeticamente vive l’Umanità sulla terra.

La culla ci culla, mista su tela, cm 120x80

La culla ci culla, mista su tela, cm 120×80

Giostra della vita

Ruota di giostra  /  pianto di bimbo mai nato.  /   Ruota sul prato  /   Riso di bimbo accettato. Manca la volontà di capire qual è la Verità da seguire!

Ascolta il tuo cuore  /  mano di uomo: non strappare il fiore  /   non attirare il tuono, l’urlo di Dio  /  che per pietà  /  s’è fatto mio   sotto altrui volontà.

E’ scritto da secoli, non ti disfare  / della vita dei piccoli  /  ti fa condannare!

Ruota di giostra  /  Riso di bimbo beato  /  Sotto ridente Fato…

 

Una donna forte, olio su tela, cm 80x60

Una donna forte, olio su tela, cm 80×60

Donna forte                                              

Una donna forte  /  non teme quasi nulla  /  ma poi dietro le porte  /  le lacrime fan culla.

Raccolgono paure  /  di errori ed omissioni  /  per cui non ci son cure  /  son troppe le ambizioni.

Avanzan come spettri  /  danzano le ombre oscure  /  formano ampi specchi  /  suonano note dure.

Lei sa di essere forte  /  e cerca di sghermirle  /  ma poi dietro le porte  /  non riesce ad assalirle.

Vorrebbe esser felice  /  libera come il vento  /  ma il tempo non lenisce  /  il suo gran tormento.

Sol la Misericordia  /  dettata dall’Amore  /  un poco le ricorda  /  Chi è il vero dottore!

Allora sì che il canto  /  vola come un uccello  / si libera d’incanto  /  ripete il ritornello:

chi crede d’esser forte  /  di soli sforzi umani  /  chiude tutte le porte  /  alla magia delle Sue mani!

 

Dopo il temporale mista su tela cm 100x48

Dopo il temporale, mista su tela, cm 100×48

Arcobaleno

Anche stavolta ha seguito il temporale  /  facendosi forza fra le nubi  /  di certo la sua bellezza è originale  /  e la sua potenza sono scudi.

Abbraccia in una volta cielo e terra  /  accorcia la distanza tra creato e Creatore  /  per chi crede questa legge è ferrea: tutto è opera di nostro Signore!

Cielo e terra cantan le meraviglie  /  lo stupore nasce dopo ogni scoperta,  /  dopo la pioggia il sole scioglie le briglie  /  e sul mondo cala a colori una coperta…

Lorenza Vignola (Genova, 1966) poetessa contemporanea