Tra le molte menzogne che si diffondono in questo mondo non ultima è quella che riguarda i più celebri pittori. Così essi - che sono in realtà uomini come tutti gli altri - vengono accusati d'essere stravaganti, insopportabili e scortesi nei loro rapporti col prossimo.

Così gli sciocchi, mal tollerando il loro temperamento, li giudicano strani, capricciosi e lunatici.

Vero è tuttavia che tali qualità in un pittore non si possono riscontrare se non dove vi sono pittori, cioè in rari luoghi, come è appunto il caso dell'Italia ove l'arte giunge a perfezione.

Gli inetti fannulloni non hanno però ragione di pretendere tanti complimenti da un lavoratore coscienzioso poiché pochi sono gli uomini che compiono bene il loro dovere e nessuno, in particolare tra gli oziosi accusatori, che sappia compiere il suo.

Poiché non per superbia i più valenti pittori sono di natura scontrosi ma perché trovano pochi spiriti che intendano la pittura e rifuggono dalle inutili ciance degli inetti, per non avvilire o distrarre l'intelletto dalle alte e continue fantasie in cui sono sempre rapiti.

Personalmente affermo che persino Sua Santità mi dà talvolta noia e fastidio quando mi parla e mi importuna chiedendomi spesso perché non vado a trovarlo. Penso di servirlo meglio non obbedendo ai suoi inviti e restando a casa mia a lavorare, come meglio posso, per lui e così facendo son certo di servirlo come conviene a Michelangelo piuttosto che stare in piedi tutto il giorno dinnanzi a lui come gli altri fanno.

Credo che proprio questi siano i peccati che i sovrani devono perdonare e vi dico che la mia grave incombenza mi concede alle volte tanta licenza che, stando a discorrere col Papa, pongo distrattamente sul capo il mio cappello di feltro e parlo liberamente con lui. Né per questo egli mi ha tolta la vita ché, anzi, proprio lui mi ha dato i mezzi per vivere. E, ripeto, uso maggiori riguardi per l'opera commessami che non per la Sua persona, verso la quale stimo i riguardi essere meno necessari.

Ora, anche ammesso esistesse un uomo tanto cieco da simulare un'indole e un abitudine di vita così poco vantaggiosa come lo starsene appartato al punto di perdere gli amici e di inimicarsi con tutti, non sarà forse un grave torto fargliene colpa?

A maggior ragione parmi grave stoltezza il non voler lasciare vivere come desidera chi, per disciplina del suo operare e per indole aliena da ogni cerimonia e finzione, così si comporta.

E dato che quest'uomo è così discreto da non darsi alcun pensiero di voi perché pretendete interessarvi proprio di lui? E perché pretendere d'adoprarlo in quelle futilità che mal si addicono al suo desiderio di quiete? Non sapete voi dunque che le scienze esigono che l'uomo dedichi loro tutte le sue energie senza disperderle con le vostre inutili oziosità? Solo quando quest'uomo avrà, come voi, così poco da fare ed eseguirà, peggio di voi, i vostri compiti e i vostri complimenti voi avrete il diritto di ucciderlo.

Ma voi non conoscete quest'uomo, non lo lodate se non perché ridondi onore a voi stessi, godete della sua valentia sol perché gli è concesso di parlare coi papi e con gli altri imperatori.

Così affermo che non può eccellere colui che contenta gli ignoranti e non la dignità della sua professione accadendogli quindi di sentirsi dare dello stravagante e dello scontroso, come a voi piacerà meglio chiamarlo. In quanto agli ingegni addomesticati e volgari voi potrete trovarne, senza cercarli col lanternino, per tutte le piazze del mondo.

Michelangelo Buonarroti