La dottrina spirituale
Chiara Lubich
Oscar (734) saggi Mondatori, Milano, 2001
Oscar (734) saggi Mondatori, Milano, 2001
“...io penso che non si possa definire artista colui che esprime quel che ha dentro. Ci sono tante cose dentro, nell’uomo: odi, rancori, gelosie, nostalgie, amori, passioni d’ogni specie, e ogni espressione di tutto ciò non può essere arte, perché allora il pazzo dovrebbe essere il miglior artista: meglio di tutti infatti sa esteriorizzare quel che sente.” (pagg. 347-348)
“La finalità dell’arte è un po’ oscura, quasi misteriosa, forse semplicemente sconosciuta, certamente non occupa il solo raziocinio.” (pag. 349) “…l’artista è in certo modo uno che ricrea, crea nuovamente: e una vera “ricreazione” per l’uomo potrebbero essere i capolavori d’arte che altri uomini hanno prodotto.
Purtroppo, per mancanza di veri artisti, l’uomo si ricrea per lo più in fantasticherie vuote di cinema, teatri, varietà, dove l’arte ha spesso poco posto”. (pagg. 349-350)
“La bellezza – afferma Vladimir Soloviev – senza la verità e il bene è solo un idolo”.
Ma, se il bello contiene il bene, nulla di peccaminoso, di scandaloso, di ciò che è male, può essere appannaggio dell’arte, nemmeno di passaggio, nemmeno con l’intenzione di farvi trionfare il bello. Il fine, anche qui, non giustifica i mezzi.
Senz’altro potrà presentare il brutto, il dolore, l’angoscia, il dramma, la tragedia. Tutto ciò può essere espresso in un’opera d’arte e lo ha sempre potuto. Anzi, afferma un gruppo di artisti impressionisti, Il cavaliere azzurro: “Le gioie, i dolori degli uomini, dei popoli stanno dietro alle iscrizioni, ai quadri, ai templi, dietro alle cattedrali e alle maschere, dietro alle opere musicali, agli spettacoli e alle danze. Dove questi non formano il fondamento, dove forme vengono fatte vuote, senza ragione, lì non c’è neanche l’arte”. (pag. 357)
Dice Camus: “Chi ha scelto il destino d’essere artista perché si sente diverso, ben presto impara che non fruirà della propria arte e della diversità stessa se non cerca la similitudine con gli altri. L’artista si forgia in questo perpetuo andirivieni tra sé stesso e gli altri, a mezza strada tra la bellezza (dalla quale non può astrarsi) e la società (dalla quale non può strapparsi)”. (pag. 359)
Chiara Lubich, La dottrina spirituale, Oscar (734) saggi Mondatori, Milano, 2001. Le sottolineature sono nostre